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Il fuoco di sant'Antonio: gli Antoniani, l'ordine nato da una malattia
Matthias Grünewald · PD · Wikimedia Commons

Il fuoco di sant'Antonio: gli Antoniani, l'ordine nato da una malattia

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Grandi epidemie di «mal des ardents» dal X al XII secolo (945 Parigi, 994 Limoges, 1089, 1105 Arras); reliquie dette di sant'Antonio deposte nel Viennois verso il 1070; confraternita ospedaliera del 1095; ordine di canonici regolari nel 1297 per opera di Bonifacio VIII; più di duecento commende e circa trecentosettanta ospedali in Europa; unione all'ordine di Malta con la bolla del 17 dicembre 1776

Una cancrena secca che annerisce le membra e le fa staccare devasta l'Occidente per tre secoli; la si chiama fuoco sacro, «mal des ardents», poi fuoco di sant'Antonio, dal nome dell'eremita d'Egitto le cui reliquie giungono verso il 1070 in un villaggio del Basso Delfinato. Intorno a esse nasce nel 1095 una confraternita ospedaliera di laici che diventa, nel 1297, un ordine di canonici curanti — il tau azzurro, la campanella dei questuanti, il maiale libero di pascolare in città, il «saint-vinage» e il balsamo. Si sa da Tulasne, nel 1853, che il male veniva dalla segale cornuta, e perché i malati guarivano lungo il cammino: mangiavano il pane di frumento delle elemosine. Il percorso va dalla casa madre di Saint-Antoine-l'Abbaye alla pala di Issenheim, passando per le città che il fuoco ha segnato.

Il fuoco che divora le membra

Comincia con un formicolio ai piedi o alle mani, poi con un bruciore che nulla placa: i malati dicono che un fuoco corre loro sotto la pelle. Viene poi l'insensibilità, poi le vescicole, poi l'annerimento. Le dita delle mani, quelle dei piedi, talvolta la gamba intera diventano secche e nere come legno bruciato, e finiscono per staccarsi da sole, quasi senza sanguinare. I cronisti latini lo chiamano ignis sacer, il fuoco sacro; la gente del regno dice il «mal des ardents», il male degli ardenti. Il canonico Flodoardo, a Reims, annota per l'anno 945 una «peste di fuoco» che colpisce Parigi: gli sventurati, scrive, sentivano bruciare le loro membra, le carni cadevano a brandelli, le ossa si spezzavano. Nel 994 il flagello devasta il Limosino; a Limoges il vescovo Ilduino e l'abate Goffredo fanno levare dalla tomba il corpo di san Marziale dopo tre giorni di digiuno e lo portano fuori dalle mura, e i testi del tempo parlano di migliaia di guarigioni — è da allora che datano le ostensioni, che da quel momento ritornano ogni sette anni. Il male ricompare nel 1039 in Champagne, nel 1070 nel Limosino, nel 1089 con una violenza che le cronache dicono inaudita, e che Sigeberto di Gembloux ha registrato. Verso il 1129 il Cambrésis conta, secondo le stesse cronache, dodicimila morti. Non è né la peste né la lebbra; si abbatte su interi villaggi, un anno, e scompare l'anno seguente. Nessuno, per sette secoli, ne indovinerà la causa.

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