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La peste e i suoi santi: voti cittadini, cappelle e processioni (1347-1722)
Pierart dou Tielt · domaine public · Wikimedia Commons

La peste e i suoi santi: voti cittadini, cappelle e processioni (1347-1722)

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Peste nera entrata a Marsiglia nel novembre 1347 e diffusa in tutto il regno nel 1348-1349; ritorni del 1361, del 1374 e ogni dieci o quindici anni; culto di san Sebastiano e di san Rocco (nato a Montpellier secondo la leggenda, verso il 1350 secondo la cronologia moderna); voti di Avignone al Ventoux (1518), di Pontoise (1638), di Lione (1643); cappelle votive di Bretagna e calvario di Plougastel (1602-1604); grande ondata del 1628-1631; peste di Marsiglia (1720-1722) e muro della peste (1721); bacillo identificato nel 1894

Nel novembre 1347 galee venute dall'Oriente portano la peste a Marsiglia; in un anno ha attraversato la Francia e si è portata via, secondo gli storici, tra un terzo e la metà degli abitanti, prima di tornare ogni dieci o quindici anni fino al 1722. Si accusarono gli astri, Dio e gli Ebrei, che furono massacrati; poi si cercarono dei santi — Sebastiano e le sue frecce, Rocco e il suo cane — e le città fecero voti: un cero al Ventoux, una processione a Pontoise, uno scudo d'oro a Fourvière, cappelle e un calvario in Bretagna. Il percorso va dal porto di Marsiglia, dove nel 1720 entrò il Grand Saint-Antoine, al muro a secco costruito nel 1721 sui monti di Vaucluse, poi risale verso le città che mantengono ancora la loro promessa.

La nave del novembre 1347

La peste entra in Francia dal mare. Nel novembre 1347 alcune galee venute dall'Oriente passando per la Sicilia e Genova approdano a Marsiglia; nel gennaio 1348 il male è ad Avignone, dove risiede papa Clemente VI; in febbraio a Montpellier, in marzo a Carcassonne. Risale il Rodano, raggiunge Lione verso aprile, Bordeaux in giugno, Parigi in agosto; la Bretagna e l'Alvernia sono colpite solo nel 1349; a Saint-Flour i registri dei consoli contano circa milletrecento fuochi tassabili nel 1341, novecentotrentotto nel 1349. Guy de Chauliac, medico di Clemente VI, la osservò da vicino e annota nella sua Grande Chirurgie, in sostanza, che la mortalità cominciò da loro, ad Avignone, nel mese di gennaio 1348 e durò sette mesi: due mesi di febbre continua e di sputi di sangue di cui si moriva in tre giorni, poi apostemi e carbonchi all'inguine e alle ascelle, di cui si moriva in cinque. Era così contagiosa, scrive, che la gente moriva senza servitori ed era sepolta senza preti; i medici non osavano più visitare i malati; lui stesso, per non incorrere nell'infamia, restò, prese la febbre e un apostema all'inguine, e guarì. Un fiammingo della casa del cardinale Colonna, Louis Heyligen, scrive da Avignone il 27 aprile 1348 che il papa ha comprato un campo per farne un cimitero e ha consacrato il Rodano perché vi si gettassero i corpi. A Parigi il carmelitano Jean de Venette dirà che l'Hôtel-Dieu seppelliva più di cinquecento morti al giorno.

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