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San Dionigi, la testa portata e l'abbazia che fece i re
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San Dionigi, la testa portata e l'abbazia che fece i re

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III – XIII secolo

Un vescovo inviato in Gallia verso il 250 viene decapitato nei pressi di Parigi; la leggenda gli fa raccogliere la propria testa e camminare fino alla sua tomba. Su quella tomba Genoveffa costruisce una basilica, Dagoberto vi si fa seppellire, e l'abate Suger inventa nel 1144, con la luce e l'arco acuto, ciò che si chiamerà gotico. Nel frattempo, un abate del IX secolo ha fatto di tre uomini un solo santo — e Abelardo, che lo disse ad alta voce, dovette fuggire di notte.

Un vescovo inviato in Gallia

La testimonianza più antica sta in poche righe. Nella sua Storia dei Franchi, scritta tra il 575 e il 594, Gregorio di Tours riferisce al libro I, capitolo 30, che sotto il consolato di Decio e di Grato sette vescovi furono inviati da Roma a predicare nelle Gallie: Graziano a Tours, Trofimo ad Arles, Paolo a Narbonne, Saturnino a Tolosa, Dionigi a Parigi, Austremonio a Clermont, Marziale a Limoges. Dionigi, aggiunge, fu decapitato per Cristo dopo aver patito diverse torture. Tutto qui. Gregorio scrive tre secoli dopo i fatti e data l'invio con un consolato, il che dà l'anno 250; altre tradizioni collegano il martirio alla persecuzione di Valeriano, nel 258, e l'agiografia ha a lungo oscillato tra il 250 e il 270. I due compagni che i testi più tardi attribuiscono a Dionigi, Rustico ed Eleuterio, non compaiono in Gregorio.

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