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San Michele sulle alture: dal Gargano al Mont, e la «linea» di ieri
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San Michele sulle alture: dal Gargano al Mont, e la «linea» di ieri

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Santuari dell'arcangelo, V-XV secolo; la «linea sacra», un'idea del 1977

Dalla grotta del Gargano (verso il 490) al mont Tombe (708), poi a Cuxa, a Le Puy, alla Sacra e ai cammini dei miquelots, il culto dell'arcangelo ha scelto le vette e le rocce battute dal mare. La «linea sacra» che collegherebbe questi santuari dall'Irlanda alla Palestina non è medievale: è un'idea del 1977, che la storia racconta per ciò che è.

Un arcangelo senza tomba

Michele non è un santo come gli altri: non è vissuto, non è morto, non ha lasciato né corpo né tomba. La Bibbia lo nomina cinque volte — in Daniele, dove è «il gran principe» che veglia sul popolo eletto, nella lettera di Giuda, dove contende al diavolo il corpo di Mosè, e nell'Apocalisse, dove «Michele e i suoi angeli» precipitano dal cielo il drago. I cristiani d'Oriente lo onorarono per primi, a Chonai in Frigia e presso Costantinopoli; a Roma la festa del 29 settembre, ancora oggi quella dell'arcangelo in tutto l'Occidente, commemora la dedicazione di una basilica sulla via Salaria nel V secolo. Questo culto ha di singolare che non si fissa su alcuna reliquia: là dove non si può mostrare un osso, si mostra un luogo. E poiché Michele è l'angelo che scende e risale, colui che pesa le anime e le conduce, i suoi luoghi saranno cime, grotte, rocce battute dal mare — luoghi in cui il cielo tocca la terra.

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